venerdì 1 luglio 2016

Vestiario, moda e araldica

Nel Duecento un altro fenomeno, per dei versi nuovo, ha caratterizzato il mondo dei colori (e pertanto della simbologia): le innovazioni dei colori sui tessuti. Pertanto, il cambiamento dell’impiego dei vestiti avvenuto dopo il Mille, sarebbe registrabile anche con la nascita e la diffusione dell’araldica. Abbiamo, ad esempio, gli inventari di Lucca che attestano la presenza di tunicelle di sciamito porpora, indaco, rosso, giallo e verde (è interessante constatare la diffusione di questo colore, che come ho già sostenuto, non era trai prediletti nel Medioevo). Anche Pisa possedeva tunicelle con colori variegati, persino aventi strisce dorate.
È in Germania che si attestano le mode più sgargianti, si pensi al capitolo cattedrale di Würzburg. Non è mia intenzione approfondire il rapporto che certamente soggiace fra la diffusione di queste nuove mode e la stessa diffusione dell’araldica; ma si rifletta come entrambi, l’araldica e il cambiamento dei colori dei vestiari, in Italia più che dall’Oriente, provengono dal Nord dell’Europa.[1]
Certamente il vestiario fu un potente strumento per distinguere i laici dai religiosi, gli ordini minori da quelli maggiori; pensiamo ai guanti pontificali che possono considerarsi quale simbolo “regio”, sconosciuto ai romani (come ne attesta l’etimologia). Su tutto ciò, voglio sottolineare come le preferenze oltre che a questioni tecniche, di simbologia, soprattutto nell’ambito della fede, sono di tipo devozionale.
L’araldica certamente ha avuto come contesto quello dei tornei, come finalità l’identificazione di chi si fregiava degli scudi ma, in analogia al vestiario, anche l’ostentazione deve aver condizionato questa diffusione. Per comprendere quanto la società dell’epoca ci tenesse a distinguersi, si consideri come le stesse residenze signorili, da una propensione a ingrandirle, siano state più soggette a decorazioni architettoniche. Perciò ritengo che l’araldica e il cambiamento di gusto registrato nel vestiario e nei fregi, possano avere in qualche modo una stessa matrice, l’ostentazione, che certamente a sua volta si fonda sull’individualizzazione.
[1]In merito alle tunicelle nominate delle suddette città v. Lehmann-BrockhausSchriftquellen zur KunstgeschichteGuidi e PellegrinettiInventari del vescovatoBarsottiGli antichi inventariBischoffMittelalterliche SchatzverzeichnisseMillerClothing the ClergyMillerVestire la Chiesa.


di Giancarlo Petrella
Proprietà letteraria riservata© 2016

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