martedì 13 novembre 2018

Ceramica arcaica - continuo

Zaffera a rilievo
Maiolica arcaica di fine 300 con la firma del vasaio fatta dal leone rampante.
La ceramica arcaica presenta tutta un'evoluzione formale che continua fino agli inizi del ‘400; si accentuano gli esemplari in blu cobalto (accrescimento della qualità), il quale diventa così richiesto che viene prodotta ceramica “raffinata”, abbiamo perciò il cobalto, caratterizzato da uno spessore tale da essere a rilievo: zaffera, per l'appunto, a rilievo, fabbricata in alcuni centri come Firenze e Viterbo; destinata a consumi di lusso degli inizi del ‘400. Per quanto concerne Firenze, pensiamo alla città satellite Montelupo, caratterizzata da una produzione di qualità; successivamente avremo Faenza e altre zone in Abruzzo e in Umbria. Questi accennati sono prodotti di altissimo livello che troveranno un commercio molto ampio, perfino in Gran Bretagna e nel Nuovo Mondo.

di Giancarlo Petrella
Proprietà letteraria riservata© 2018

lunedì 5 novembre 2018

Maiolica arcaica - approfondimento

Protomi a rilievo testine fatte a matrice applicate sui vasi che sicuramente imitano quelli metallici.


Saliera e vaso con pigne a rilievo. Queste forme sono quelle più antiche rispetto alla maiolica arcaica e presentano una strozzatura nel piede tipica del Duecento
  

martedì 15 novembre 2016

Linguaggio: la sintassi

Quanto fin qui detto sui colori potrebbe inerire l’aspetto semantico dell’araldica, ma sono tuttavia le particolarità sintattiche delle sue espressioni che “impressionano” maggiormente l’orecchio profano. Infatti nella blasonatura uno scudo tutto rosso, può essere indicato solo dall’espressione di rosso pieno (de gueules plain) o, al massimo, campeggiato di rosso.[1] L’impiego di un linguaggio araldico, avente un lessico e una sintassi specifica, potrebbe comunque sia apparire una complicazione inutile, rispetto al linguaggio parlato. È bene subito comprendere che il procedimento impiegato della blasonatura, con pochi termini e con costruzioni prefissate garantisce la descrizione di stemmi assai complessi; infatti molto più complesso si rivelerebbe la descrizione d’uno stemma elaborato senza l’ausilio di un linguaggio specifico, si finirebbe o per dimenticare qualche elemento dello scudo o a non riuscire a catalogarne altri.

giovedì 15 settembre 2016

Maiolica arcaica. Pisa, un esempio



Diverse fasi di cottura della maiolica arcaica (prima cottura fornace, smaltature e decorazione, seconda cottura)
Agli inizi del Duecento a Pisa si diffonde la cosiddetta maiolica arcaica molto simile, tecnicamente parlando, alle forme dell’Al-Andalus e del Magreb occidentale: smalto nelle parti decorate e vetrina giallognola in quelle non decorate, vetrina che fa trasparire il colore della terracotta. L’ipotesi è che siano arrivati artigiani con queste conoscenze, dando così origine a officine locali le quali hanno elaborato un repertorio che risente, in parte, dell’influenza delle zone di provenienza e dall’altro dall'elaborazione di forme chiuse imitanti quelle regionali; si tenga presente che le brocche da acqua e da vino sono assenti nel mondo islamico.
Sono oggetti con decorazioni di complessità variabile. Con l’avvento della maiolica arcaica si ha un processo di forte sviluppo anche delle varietà formali rappresentate: oltre a boccali si fanno piatti grandi, ciotole e questo è legato a un modo diverso di stare a tavola. Cambiamento del consumismo che diventa sempre più evidente ed è un segno del benessere economico portato dall'affermazione della vita cittadina.
Gli artisti sono arrivati nell'area pisana dove già si apprezzavano le ceramiche “esotiche” (nelle chiese e sulle mense si hanno i bacini), perciò v’era una certa domanda; hanno così intrapreso una produzione semi-industriale che ha avuto un notevole successo portando all'esportazione della maiolica da Pisa.
Infine, a partire dalla fine del Duecento si moltiplicano i centri che in Italia producono le ceramiche, soprattutto la maiolica arcaica, diffondendosi nel Centro; si veda Orvieto e Roma, caratterizzata dalla ceramica laziale: si affermano oggetti prodotti col sapere tecnico originario di Al-Andalus, che come già sostenuto ha preso piede a Pisa.
In particolare, per quanto concerne il lato tecnico, si hanno diverse fasi di cottura: prima cottura in fornace, poi la smaltatura e la decorazione, infine la seconda cottura in fornace. Vedi anche Maioliche ed Oriente.
Vedasi anche Approfondimenti.

di Giancarlo Petrella
Proprietà letteraria riservata © 2018

La ceramica graffita arcaica

Della graffita arcaica tirrenica si evidenzia l’essere ingobbiata, ovvero avente uno strato di terra bianca, oltre che la vetrina trasparente. Agli esordi proviene principalmente da Savona, producendone un'elevata quantità. Tuttavia, le particolarità tecniche della graffita legano il suo inizio al mondo islamico orientale, perciò all’area dell’ingobbio e della graffitura.
Savona: ceramica ingobbiata e graffiata tirrenica in. XIII
Ogni centro produttivo, a seconda dei suoi rapporti, prevalentemente commerciali, o in base alla disponibilità di materie prime, ha sviluppato ceramiche adatte alle loro esigenze. Si tratta, nel caso della graffita arcaica, di prodotti non di altissimo costo; infatti non usano l’ossido di stagno abbastanza costoso: Inoltre queste ceramica sono idealizzate per essere impilate una sull’altra: repertorio già pensato per essere trasportato, avendo così un discreto successo in tutta l’area tirrenica. Tale ceramica viene prodotta anche a Venezia.

domenica 17 luglio 2016

Maioliche ed Oriente

Le ceramiche da mensa sono quelle che cambiano più velocemente delle altre dacché soggette, oltre che a leggi funzionali, a un gradimento personale. Studi compiuti da Berti, Gelichi ed altri esperti hanno comprovato che tra le ceramiche islamiche sono presenti varie tecniche di rivestimento e di decorazione.
In particolare la tecnica maiolica presenta nel rivestimento vetroso, che si pone sulle forme già cotte, l’ossido di stagno che dona uno strato bianco e non trasparente; procedimento di produzione che poi arriverà anche in Italia. Varianti di questa tecnica si riscontrano nell'area tunisina, con la presenza del medesimo rivestimento interno ed esterno.
Invece le produzioni spagnole dell'Al-Andalus hanno lo smalto con decorazione bicroma e all'esterno vetrina: nell'interno v'è lo smalto ed all'esterno la vetrina con l'assenza di ossido di stagno. Nell'area del Magreb si impiega contemporaneamente lo smalto nelle zone decorate e una vetrina senza ossido di stagno nelle zone non decorate.
Un altra tecnica è quella dell’ingobbio che prevede due strati diversi di rivestimento uno di terra bianca e sopra quello della vetrina trasparente. Anche se l’aspetto finale può sembrare analogo il procedimento è diverso e spesso comporta anche una decorazione incisa; queste tecniche sono presenti nel mondo islamico orientale e nel mondo bizantino.

venerdì 1 luglio 2016

Vestiario, moda e araldica

Nel Duecento un altro fenomeno, per dei versi nuovo, ha caratterizzato il mondo dei colori (e pertanto della simbologia): le innovazioni dei colori sui tessuti. Pertanto, il cambiamento dell’impiego dei vestiti avvenuto dopo il Mille, sarebbe registrabile anche con la nascita e la diffusione dell’araldica. Abbiamo, ad esempio, gli inventari di Lucca che attestano la presenza di tunicelle di sciamito porpora, indaco, rosso, giallo e verde (è interessante constatare la diffusione di questo colore, che come ho già sostenuto, non era trai prediletti nel Medioevo). Anche Pisa possedeva tunicelle con colori variegati, persino aventi strisce dorate.