Agli inizi del Duecento a Pisa si
diffonde la cosiddetta maiolica arcaica molto simile, tecnicamente
parlando, alle forme dell’Al-Andalus e del Magreb occidentale: smalto nelle parti decorate e vetrina
giallognola in quelle non decorate, vetrina che fa trasparire il colore della
terracotta. L’ipotesi è che siano arrivati artigiani con queste conoscenze, dando
così origine a officine locali le quali hanno elaborato un repertorio che
risente, in parte, dell’influenza delle zone di provenienza e dall’altro dall'elaborazione
di forme chiuse imitanti quelle regionali; si tenga presente che le brocche da
acqua e da vino sono assenti nel mondo islamico.
Sono oggetti con decorazioni di complessità variabile. Con l’avvento della maiolica arcaica si ha un processo di forte sviluppo anche delle varietà formali rappresentate: oltre a boccali si fanno piatti grandi, ciotole e questo è legato a un modo diverso di stare a tavola. Cambiamento del consumismo che diventa sempre più evidente ed è un segno del benessere economico portato dall'affermazione della vita cittadina.
Gli artisti sono arrivati nell'area pisana dove già si apprezzavano le ceramiche “esotiche” (nelle chiese e sulle mense si hanno i bacini), perciò v’era una certa domanda; hanno così intrapreso una produzione semi-industriale che ha avuto un notevole successo portando all'esportazione della maiolica da Pisa.
Infine, a partire dalla fine del Duecento si moltiplicano i centri che in Italia producono le ceramiche, soprattutto la maiolica arcaica, diffondendosi nel Centro; si veda Orvieto e Roma, caratterizzata dalla ceramica laziale: si affermano oggetti prodotti col sapere tecnico originario di Al-Andalus, che come già sostenuto ha preso piede a Pisa.
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Diverse fasi di cottura
della maiolica arcaica (prima cottura fornace, smaltature e decorazione,
seconda cottura)
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Sono oggetti con decorazioni di complessità variabile. Con l’avvento della maiolica arcaica si ha un processo di forte sviluppo anche delle varietà formali rappresentate: oltre a boccali si fanno piatti grandi, ciotole e questo è legato a un modo diverso di stare a tavola. Cambiamento del consumismo che diventa sempre più evidente ed è un segno del benessere economico portato dall'affermazione della vita cittadina.
Gli artisti sono arrivati nell'area pisana dove già si apprezzavano le ceramiche “esotiche” (nelle chiese e sulle mense si hanno i bacini), perciò v’era una certa domanda; hanno così intrapreso una produzione semi-industriale che ha avuto un notevole successo portando all'esportazione della maiolica da Pisa.
Infine, a partire dalla fine del Duecento si moltiplicano i centri che in Italia producono le ceramiche, soprattutto la maiolica arcaica, diffondendosi nel Centro; si veda Orvieto e Roma, caratterizzata dalla ceramica laziale: si affermano oggetti prodotti col sapere tecnico originario di Al-Andalus, che come già sostenuto ha preso piede a Pisa.
In particolare, per quanto
concerne il lato tecnico, si hanno diverse fasi di cottura: prima cottura in
fornace, poi la smaltatura e la decorazione, infine la seconda cottura in
fornace. Vedi anche Maioliche ed Oriente.
Vedasi anche Approfondimenti.
di Giancarlo Petrella
Proprietà letteraria riservata © 2018

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