mercoledì 22 giugno 2016

Araldica privata: i Donati

Ho deciso di iniziare la mia perlustrazione della famiglie fiorentine partendo dai Donati i quali si fregerebbero dello stemma: D’argent au chef de gueulesOra, da un punto di vista squisitamente estetico, questo stemma si contraddistingue per la sua semplicità, non inusuale per un periodo che vede l’araldica ai suoi esordi.[1] Gli stemmi medievali sono i più semplici come è facilmente ipotizzabile e hanno massimo due mobili, due figure[2] – sarà successiva la loro complicazione, complicazione dovuta al fatto che nello stemma risiede la memoria dell’entità che se ne fregia (matrimoni, alleanze, ascendenze); è in questa situazione che si colloca il blasone, che con la propria univocità permette di descrivere qualsiasi scudo araldico.
Stemma dei Donati: D’argent au chef de gueules[3]

Stemma dei Donati:da Chiostro degli Avelli in Santa Maria Novella (Firenze)
A Firenze, al termine del XIII secolo, l’uso dei singoli scudi non è ancora standardizzato e definito, e ciò spiega le varianti che si possono riscontrare nelle riproduzioni: quello che in origine è un chef (capo), stando a quanto riporta l’Armoriale 1302, diviene una coupé (troncato) nello stemma scolpito a Santa Maria Novella; ovvero la linea che divide orizzontalmente lo scudo, invece di divederlo all’altezza di un terzo, lo divide a metà: la libertà dell’artista è maggiore rispetto ai secoli successivi.
Altra peculiarità dello stemma dei Donati è proprio la sua presenza in un luogo pubblico, in contrasto con la prassi comunale che prevedeva che le famiglie non ostentassero i propri scudi; ciò sia per ragioni religiose (più efficacemente sintetizzabile col concetto di vanagloria),[4] ma soprattutto per non voler sottomettere “visivamente” la città e vincolarla a una famiglia specifica.[5] Quanto detto va compreso avendo come sfondo storico la lotta contro i magnati da parte dei partiti popolari.

giovedì 16 giugno 2016

Linguaggio araldico: i colori

Dopo aver delineato la figura dell’araldo, analizziamo il linguaggio che lo caratterizza, trattando due elementi essenziali. Il linguaggio dell’araldica, che definisce la blasonatura, possiede sia un lessico che una sintassi specifica, molto differenti dalla lingua letteraria e parlata; sarà mia intenzione mostrarne le peculiarità, fornendo un esempio lampante: i colori. In sintesi, in araldica la nomenclatura dei colori è diversa.
Pierre Coustain,
Order of the Golden Fleece, 1445,
Saint Bavo Cathedral, Gent

lunedì 13 giugno 2016

La figura dell'araldo

Enrico IV di Polonia, Codex Manesse
Avendo così stabilito come gli elementi di uno scudo possano trasformarsi in ricerche su aspetti materiali, sulla diffusione e sulla tecnica di lavorazione impiegata, a questioni ideali, significato e senso che racchiudono, concatenati alla percezione stessa dell’elemento, fisso alcuni spunti linguistici per cercare di inquadrare chi è l’araldo, tratteggiando inevitabilmente le sue competenze. Perciò è mia intenzione soffermarci prima sulla figura dell’araldo, poi sul linguaggio tecnico dell’araldica.

Araldica e problemi di percezione

Stemma dei Medici


Per calcare il connubio fra percezione e idea, problematica indirettamente già affrontata, constatiamo che per un certo periodo nulla era più bianco dell’oro, perché per sua natura risplende (aureus è spesso sinonimo di candidus, di niveus; raramente di croceus, di galbinus, giallus o luteus), e perciò non poteva essere associato al giallo, considerato vizioso;[1] sarà proprio l’oro ad alterare la percezione del giallo, rendendolo buono. C’è tuttavia da segnalare che proprio durante il periodo delle crociate gli ebrei dovettero iniziare a vestirsi di giallo, come – in genere – altri emarginati quali le prostitute e i giullari, dunque sarà facilmente concepibile come colore peccaminoso; tuttavia, come è ben comprensibile, queste sono delle linee guida, mai delle norme, che inizieranno a costituirsi dopo il Medioevo.

sabato 11 giugno 2016

Un romanzo "araldico"

Bibliothèque nationale de France, manuscrits, n.115, f.355
È mia intenzione dare maggiore spazio alle fonti dirette, cioè alle rappresentazioni effettive degli stemmi insieme al linguaggio specifico, piuttosto che limitarci a ripresentare differenti teorie o sterili elenchi di studi che oso definire obsoleti per la maggior parte, con approcci anacronistici, fuorvianti o, semplicemente, compilativi. Non desidero perciò ripetere meccanicamente schemi e formule, le medesime che denunciò Ferruzzi.[1]

Metodologia di indagine: il verde

Socrate ("Suqrāṭ")
discute con i suoi allievi
Assodato il cambiamento di prospettiva nello studio dell’araldica e l’assenza di univocità nella simbologia medievale, non solo in riferimento al blasone (descrizione tecnica dello scudo), cerchiamo nello specifico di comprendere che cosa possa essere una ricerca araldica non inerente necessariamente uno stemma, ma – nel presente caso – un colore: il verde; dimostrando come partendo da un colore il discorso divenga più ampio.

venerdì 10 giugno 2016

Assenza di univocità

Jean de Luxembourg,
Grand Armorial équestre de la Toison d'Or,
Flandres, 1430-1461
Forse ancora più importante della constatazione della non semplicità in un’alterazione stilistica, tratteggiata seppur sommariamente precedentemente, è l’effettività che il linguaggio simbolico non è mai un linguaggio “isomorfico” in cui il rimando è univoco; non si attua perciò la situazione che ad una singola figura di uno stemma vi sia un solo significato. Come non è presente un linguaggio isomorfico, così le figure sono stilizzate e consistono in archetipi;[1] oppure una parte dell’immagine, la indica integralmente.

mercoledì 8 giugno 2016

Bibliografia araldica

Abulafia D.S.H., East and West: comments on the commerce of the city of Ancona in the middle ages, in Città e sistema adriatico alla fine del medioevo: bilancio degli studi e prospettive di ricerca, a cura di M.P. Ghezzo, Venezia 1997, pp. 49-66;
Abulafia D.S.H., The Anconitan Privileges in the Kingdom of Jerusalem and the Levant Trade of Ancona, in I comuni italiani nel regno crociato di Gerusalemme, Atti del colloquio The Italian Communes in the Crusading Kingdom of Jerusalem, Jerusalem, May 24-28 1984, a cura di G. Airaldi e B.Z. Kedar, Genova 1986, pp. 523-570;
Achen S.T., La similarisation: un côté oublié des études héraldiques, in Recueil du 10e Congrès international des sciences généalogique et héraldique, Vienne 1970, p. 329-340;
Adam-Even P., Les enseignes militaires du Moyen Âge et leur influence sur l’héraldique, in Actes du Congrès international des sciences généalogique et héraldique, 5 (1960), pp. 1-16;
Angelelli W., Medioevo fatto in casa. Tracce di decorazione laica privata a Roma tra XIII e XV secolo, in L’officina dello sguardo. Scritti in onore di Maria Andaloro, a cura di G. Bordi, I. Carlettini, M. L. Fobelli, M. R. Menna e P. Pogliani, Roma 2014, pp. 433-440;
Anna Comnena, Alexiadis, in von Siegenfeld A.A., Das Landeswappen der Steiermark, Graz 1900;
Anonimo Romano, Cronica, a cura di G. Porta, Milano 1991;
Armellini M., Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Roma 1942;
Arnone C., Diritto nobiliare italiano, Milano 1935;
Artusi L. e Patruno A., Gli antichi ospedali di Firenze: un viaggio nel tempo alla riscoperta dei luoghi d'accoglienza e di cura: origine, storia, personaggi, aneddoti, Viterbo 2000;
Artusi L., Firenze araldica, Firenze 2006;

Araldica del Duecento

Codex Manesse (f.249v): Seigneur Konrad von Altstetten
Fra i molteplici fenomeni che hanno caratterizzato il Duecento, l’araldica fornisce interessanti spunti di riflessione, laddove non venga considerata con parametri ottocenteschi. Se lo studio del Medioevo nel suo complesso, e nei singoli aspetti, in questi ultimi decenni ha visto fiorire nuove metodologie che hanno portato, qualvolta, a rivoluzioni vere e proprie,[1] l’araldica, probabilmente per la propensione di immedesimarla con le questioni nobiliari-dinastiche o a causa del suo indiscusso tecnicismo, viene ancora concepita come conoscenza antiquaria, non solo nell'immaginario collettivo, viepiù fra gli stessi studiosi, intesa o come sapere concernente antichi problemi di lignaggio,[2] o come un gioco mnemonico, non meno dissimile da quello che potrebbe essere la semplice e pura elencazione di tutti i Pontefici nel giusto ordine. Sarà mia intenzione fornire alcuni esempi di quelle che si possono definire problematiche araldiche medioevali, a partire dalla ricostruzione della figura dell’araldo, delle sue competenze, e più precisamente dal linguaggio che lo caratterizza; cercando successivamente di districarci sull’origine degli stemmi a scopo bellico e/o identificativo.