È mia intenzione dare maggiore spazio
alle fonti dirette, cioè alle rappresentazioni effettive degli stemmi insieme
al linguaggio specifico, piuttosto che limitarci a ripresentare differenti teorie
o sterili elenchi di studi che oso definire obsoleti per la maggior parte, con
approcci anacronistici, fuorvianti o, semplicemente, compilativi. Non desidero
perciò ripetere meccanicamente schemi e formule, le medesime che denunciò
Ferruzzi.[1]
