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venerdì 10 giugno 2016

Assenza di univocità

Jean de Luxembourg,
Grand Armorial équestre de la Toison d'Or,
Flandres, 1430-1461
Forse ancora più importante della constatazione della non semplicità in un’alterazione stilistica, tratteggiata seppur sommariamente precedentemente, è l’effettività che il linguaggio simbolico non è mai un linguaggio “isomorfico” in cui il rimando è univoco; non si attua perciò la situazione che ad una singola figura di uno stemma vi sia un solo significato. Come non è presente un linguaggio isomorfico, così le figure sono stilizzate e consistono in archetipi;[1] oppure una parte dell’immagine, la indica integralmente.

mercoledì 8 giugno 2016

Araldica del Duecento

Codex Manesse (f.249v): Seigneur Konrad von Altstetten
Fra i molteplici fenomeni che hanno caratterizzato il Duecento, l’araldica fornisce interessanti spunti di riflessione, laddove non venga considerata con parametri ottocenteschi. Se lo studio del Medioevo nel suo complesso, e nei singoli aspetti, in questi ultimi decenni ha visto fiorire nuove metodologie che hanno portato, qualvolta, a rivoluzioni vere e proprie,[1] l’araldica, probabilmente per la propensione di immedesimarla con le questioni nobiliari-dinastiche o a causa del suo indiscusso tecnicismo, viene ancora concepita come conoscenza antiquaria, non solo nell'immaginario collettivo, viepiù fra gli stessi studiosi, intesa o come sapere concernente antichi problemi di lignaggio,[2] o come un gioco mnemonico, non meno dissimile da quello che potrebbe essere la semplice e pura elencazione di tutti i Pontefici nel giusto ordine. Sarà mia intenzione fornire alcuni esempi di quelle che si possono definire problematiche araldiche medioevali, a partire dalla ricostruzione della figura dell’araldo, delle sue competenze, e più precisamente dal linguaggio che lo caratterizza; cercando successivamente di districarci sull’origine degli stemmi a scopo bellico e/o identificativo.