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mercoledì 8 giugno 2016

Araldica del Duecento

Codex Manesse (f.249v): Seigneur Konrad von Altstetten
Fra i molteplici fenomeni che hanno caratterizzato il Duecento, l’araldica fornisce interessanti spunti di riflessione, laddove non venga considerata con parametri ottocenteschi. Se lo studio del Medioevo nel suo complesso, e nei singoli aspetti, in questi ultimi decenni ha visto fiorire nuove metodologie che hanno portato, qualvolta, a rivoluzioni vere e proprie,[1] l’araldica, probabilmente per la propensione di immedesimarla con le questioni nobiliari-dinastiche o a causa del suo indiscusso tecnicismo, viene ancora concepita come conoscenza antiquaria, non solo nell'immaginario collettivo, viepiù fra gli stessi studiosi, intesa o come sapere concernente antichi problemi di lignaggio,[2] o come un gioco mnemonico, non meno dissimile da quello che potrebbe essere la semplice e pura elencazione di tutti i Pontefici nel giusto ordine. Sarà mia intenzione fornire alcuni esempi di quelle che si possono definire problematiche araldiche medioevali, a partire dalla ricostruzione della figura dell’araldo, delle sue competenze, e più precisamente dal linguaggio che lo caratterizza; cercando successivamente di districarci sull’origine degli stemmi a scopo bellico e/o identificativo.